Anaïs Tondeur
Jardin d'été, Arles, France
La fotografia contemporanea offre una rilettura stimolante del tema del fiore. Lontani dall’essere un semplice motivo ornamentale, i fiori sono oggi emblematici di un’estetica del vivente e di una ricerca sperimentale sull’immagine. Presentate nel Giardino d’Estate, le opere di cinque artisti della scena internazionale fanno sbocciare, attraverso la singolarità dei loro linguaggi, l’attualità del fiore nella creazione contemporanea.
Inserita nelle riflessioni ecologiche, politiche e storiche del nostro tempo, l’immagine del fiore cambia improvvisamente tono: dietro una questione apparentemente estetica (forme e colori), emerge una voce militante. Indirettamente, attraverso metafore, oppure mediante una rappresentazione più esplicita, il medium fotografico esplora il proprio soggetto mentre cerca al tempo stesso di reinventarsi.
Per Alice Pallot e Anaïs Tondeur, l’esperienza del vivente si intreccia con la sperimentazione del medium in un contesto che, a prima vista, sembra poco favorevole alla fioritura. Eppure, in un universo segnato dall’eredità dell’estrattivismo, dagli effetti nocivi degli inquinanti o dai traumi della radioattività, una «terza natura», come la definisce l’antropologa Anna Lowenhaupt Tsing, è divenuta il terreno fertile di trasformazioni da cui emergono forme di vita inattese.
Se esiste ancora un «linguaggio dei fiori», esso si esprime ormai in una lingua diversa da quella dei sentimenti convenzionali. Jiang Zhi inscrive nei fiori in fiamme la memoria di un rituale amoroso. Matei Bejenaru rielabora gli strumenti scientifici dell’osservazione del vivente e confonde i confini tra vero e falso, interrogando la nozione stessa di rappresentazione. Suzanne Lafont associa le «piante compagne» alle derive urbane e rivela la presenza di fiori subalterni che accompagnano i nostri passi, cercando così di porre fine a quella che viene definita «cecità vegetale», ossia la nostra indifferenza culturale nei confronti del mondo vegetale.
Quale luogo migliore di un giardino per esprimere questo bisogno di riconciliazione?
Beata Nowak e Michel Poivert